17 marzo 2026

I Love LA

Mondo Serial

Non amo Los Angeles, ho sempre preferito New York.
Non che ci sia ancora stata, a Los Angeles, ma New York ti ruba il cuore e ha quel fascino cittadino più autentico, quella produzione cinematografica e televisiva e teatrale più indie, più autoriale, che me la fa preferire.
Non amo la cultura degli influencers. 
Possiamo chiamarla cultura? Mah, diciamo di sì e diciamo che non amo come si siano imposti come marchettari rovinando i social o portandoli ad essere altro rispetto a piattaforme per socializzare e pura forma di contenuti poco spontanei per monetizzare.
Non amo nemmeno Rachel Sennott e la sua cricca, o meglio, penso sempre di non amarla, con quella sua aria altezzosa e annoiata, e invece ogni volta, che sia con un film o con una serie TV o con una svolta drammatica, finisce che mi conquista.
Succede anche qui, in una serie TV di cui è creatrice, sceneggiatrice e anche regista dell'ultimo episodio e ovviamente protagonista, succede in una serie TV ambientata a Los Angeles e che parla di quella cultura degli influencer e che sembra sbeffeggiare entrambe questi mondi.
Questi mondi fatti di maschere e di pose, di insicurezze e di arrivismo, di frasi fatte e espressioni da copiare che niente significano davvero.


Può venire il mal di testa e un certo prurito alle mani a sentire parlare la sua Maia, talent manager in cerca di sfondare a Los Angeles dopo non esserci riuscita a New York, o gli urletti di Tallulah, sua ex amica e ex cliente che torna nella sua vita nel giorno dei 30 anni, e quel loro vivere in un mondo a parte in cui i contattati con la realtà non esistono. Per non parlare degli outfit che sfoggiano, delle esagerazioni e le stupidaggini che dicono o fanno, assieme allo stylist con il cuore infranto Charlie e la nepobaby Alani. Si salva e non si sa come faccia a starci in mezzo solo Dylan, fidanzato di Maia, a cui attaccarsi per un minimo di senso.
Quello che funziona in una serie che su carta ha tutti gli ingredienti per non farsi amare, sono i toni ironici e le sottili frecciatine a questo mondo che se ne sta chiuso dentro una bolla di apparenza e opportunismo, sono le situazioni assurde che sbeffeggiano una cultura alla deriva e una certa umanità che dietro queste maschere lentamente si vede.
Rachel Sennott si porta dietro la sua cricca, ovviamente, ed eccoti Odessa A'zion, Jordan Firstman, Ayo Edebiri, più le comparsate ad effetto di Leighton Meester e Elijah Wood a rendere il tutto un The Studio per la Gen Z e per quella che è la loro industria di riferimento. Purtroppo.


La prima stagione riesce a trovare nel giro di pochi episodi i suoi toni e la sua strada, con la sensazione che con la già confermata seconda stagione il margine di miglioramento sia ampio e la possibilità di vedere altre guest star d'eccezione pure.
Non amo Los Angeles, non amo gli influencers e non amo particolarmente l'allure che emana Rachel Sennott, ma contro ogni aspettativa ho amato I Love LA.

Voto: ☕☕/5

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