17 luglio 2026

Power Ballad

Un film musicale ambientato (anche) a Dublino?
La so, è un film di John Carney!
Un regista che ha fatto della sua Irlanda e della musica pop un marchio di fabbrica, e che ora sembra dividere il suo tempo, il suo spazio, e quindi anche i suoi film, tra Dublino e Los Angeles.
Dopo il Flora and Son, che sapeva stupire e incantare, torna a raccontare i sogni infanti di chi sogna di vivere di musica, torna a farlo con un racconto che prende una piega imprevista.
Rick Power era in tournee con la sua band negli anni '80 quando ha trovato l'amore a Dublino. 
Quindici anni dopo cerca ancora il successo, cerca acnora di scrivere la canzone giusta, vivacchiando cantando in una band per matrimoni dove le sue ballate non vengono riconosciute, continuando a sognare le grandi folli, il grande successo.
Ma è proprio a un matrimonio che la sua vita sembra poter prendere una nuova piega visto che tra gli invitati c'è Danny Wilson, ex membro di una boyband che fatica a trovare la sua strada da solista e che non è il solito sbruffoncello disinteressato che ti aspetti, ma è uno che la musica se la scrive e se la studia. Insieme, tra una birra, un whiskey e una canna, passano una serata a comporre e rimescolare e aggiustare i propri pezzi e la propria vita.Finisce tutto lì, sembra, con una chitarra regalata e la sensazione che c'è ancora del buono nel mondo, ma quando Danny fa uscire il suo singolo di ritorno e quel singolo è una ballata scritta da Rick, le cose cambiano.


Parte bene Power Ballad, parte con molta buona musica vintage, con le performance di Paul Rudd che sì, non sembra invecchiare e sì, è pure un ottimo cantante e acquista punti con l'entrata in scena di Nick Jonas, e sono la prima a stupirmene, ma canta bene, recita bene, e tiene la scena anche in mezzo ai cliché della sua vita da star tormentata senza un perché. 
Le scintille in quella notte magica fatta di alcol e musica da comporre si sentono tutte, ma è poi che Carney si perde un po', velocizzando i successi, i viaggi, i confronti, depistandoci in quello che è il vero fulcro del film e in fondo anche delle mosse avventate di Rick.
Non cerca i soldi, non cerca la fama, cerca il riconoscimento, e in fondo anche la conferma di aver fatto la scelta giusta scegliendo la famiglia invece della fama. Per farlo, certo, rischia di perderla quella famiglia, rischia di perdere anche gli amici e la band, anche se resta al suo fianco lo sbandato Sandy che si fa spalla comica in mezzo ai brutti ceffi della casa discografica, anche se viene depennata una certa coralità data da personaggi di contorno buffi ma con poco spazio per emergere.


Viene da chiedersi com'è, infine, che in mezzo a tante canzoni inedite più o meno riuscite, parecchio orecchiabili, ci si concentri a profusione su How to Write a Song (Without You), che ci viene proposta ancora e ancora, in fase di realizzazione e come tormentone radiofonico e come encore nei concerti e come duetto nei sogni e come richiesta ai matrimoni, sempre quella, ancora e ancora, a rovinare una colonna sonora che era riuscita a essere variegata nell'uso del vecchio e del nuovo.
Nella versione di Danny -rimaneggiata e effettata- non sembra avere la forza di un singolo così di successo e non sembra averne per spingere appieno un film che porta la firma di Carney anche in quei raccordi low budget, in quelle soluzioni di economia fotografica non sempre in equilibrio rispetto ai momenti più riusciti, vuoi dentro una festa losanegelina, vuoi in un matrimonio assiepato.


Il paragone con la diatriba fuori e dentro i tribunali tra Robbie Williams e Ray Heffernan per i diritti di Angels è la chiara ispirazione del film, che si concentra però anche su altro, su un confronto fra diversi che si uniscono e si scontrano, tra generazioni a confronto e confronto di classe social(e) e aspirazione tout court, di chi non vuole lasciare andare i suoi sogni.
John Carney si adatta ai nostri tempi nostalgici e affamati, e anche se l'Oscar per la canzone resta lontano, non si può che volergli bene per il suo fare film riconoscibili e piacevoli.

Voto: ☕☕½/5

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