Andiamo al Cinema a Noleggio
C'è chi esordisce per dare forma alla sceneggiatura non così originale del figlio richiamando a sé grandi attori e facendo esordire anche giovani maestranze, e c'è chi esordisce con una storia piccola riuscendo a dare luce a una sceneggiatura che da anni non trovava il suo posto e vagava di studio in studio in attesa della persona giusta.
Dopo Kate Winslet tocca a Scarlett Johansson sedersi alla sedia del regista, ma anche per Eleanor the Great il destino italiano è in piattaforma.
Eleanor si ritrova sola dopo anni di felice convivenza con l'amica Bessy.
Vedove entrambe, hanno superato il lutto condividendo gioie e dolori e una casa nella soleggiata Florida. Entrambe ebree, Eleanor per matrimonio, Bessy di origine polacca, sopravvissuta e ancora tormentata dagli orrori dei campi di concentramento.
È la sua storia, quella di cui Eleanor si appropria una volta tornata a New York, una storia fatta di sensi di colpa che le permetterà di farsi nuovi amici in un gruppo di veri sopravvissuti e di diventare la beniamina di una giornalista in erba, in lutto a sua volta, che la sua storia la vorrebbe raccontare e far conoscere.
Eleanor è il tipo burbero e schietto che con una figlia insicura e un nipote poco interessato ha poco a che spartire, a maggior ragione ora che non ha più Bessy al suo fianco.
La sua propensione alle piccole bugie per rendersi interessante la mette però nei guai, perché si sa che le bugie hanno le gambe corte e quando la situazione diventa più grande di Eleanor, dire la verità non può che fare male.
È una storia piccola, quella di Eleanor, raccontata con lo stile indipendente in cui Scarlett Johansson ha sempre saputo brillare di più (più che nei filmoni Marvel? Sì.)
Dai colori pastello a una fotografia geometrica a una New York di periferia, tutto richiama all'indie e in quell'indie una storia diversa, con un protagonista anziana, funziona di più.
Se la sceneggiatura pecca di un terzo atto in cui il conflitto entra in fretta e a forza quando una spiegazione più semplice e una risoluzione meno smaccata in diretta TV era possibile, è proprio June Squibb a brillare, lei che 90enne si è fatta paladina dei ruoli âgée e dopo Thelma diventa un'altra nonna da invidiare.
Temeraria e cocciuta, rende onore a una donna piena di contraddizioni e sfumature, non facile da giudicare o da assolvere.
Se da una parte abbiamo una donna anziana che cerca di rifarsi una vita e affrontare un nuovo lutto più destabilizzante perché la lascia davvero sola, dall'altra abbiamo i racconti di chi ai campi di concentramento è sopravvissuto e in mezzo una figlia che ha perso la madre e non riesce più a trovare il padre che conosceva.
L'equilibrio tra queste tre storie regge, senza eccedere in toni troppo drammatici o troppo buonisti, riuscendo a mostrare una realtà fatta di sensi di colpa e di senso d'onore, con il tema del lutto, in tutte le sue forme, a diventare centrale.
Un film che è anche un inno all'amicizia, ma anche all'affrontare i proprio dolori e i propri tabù, con una stile fresco e colorato, divertito e a suo modo leggero, senza per questo non mancare di rispetto.
Un esordio in punta di piedi, quindi, senza eccessi e senza esagerazioni, che sa conquistare proprio per la sua semplicità.
Voto: ☕☕☕/5



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