Mondo Serial
PRESENTI SPOILER
Si torna a Hawkins per l'ultima volta.
L'ultima davvero, e fa male.
Lo dice chi dopo il successo iniziale è sempre stata restia di fronte a quel successo, al proliferare di copie e copioni, di fan scatenati e di fan service e di stagioni non sempre all'altezza dell'originale, con qualche ripetizione e qualche momento fuori fuoco.
Lo dico perché per prepararmi a una stagione finale che arriva dopo 3 anni di attesa, quelle stagioni passate me le sono riviste tutte, in una calda estate in cui Halloween sembrava fuori luogo, in cui il 4 di luglio è stato più a tema e in cui, lontana dai gridolini e dal rumore dell'internet, quelle stagioni le ho viste con più chiarezza, apprezzando anche quelle meno riuscite, facendomi travolgere dall'entusiasmo di un giovine che da sempre distante dai social e dall'internet più rumoroso, poco conosceva.
Torno a Hawkins e anche se il cast è cresciuto, ci trovo una città divisa, militarizzata, con i nostri che si preparano a sconfiggere Vecna, cercando di entrare di nuovo nel Sottosopra controllato, per capirci di più e per dare vita a uno scontro finale.
Si torna e tra musiche nostalgiche, costumi di scena pensati già per essere perfetti per Carnevale, ci si sente un po' a casa.
Netflix divide i suoi piani, proprio lei, la piattaforma che ha fatto conoscere il bingewatching e fatto crescere un pubblico che mangia e dimentica in fretta, chiede pazienza.
Sceglie bene le date del rilascio di una stagione divisa in tre parti. Il giorno del Ringraziamento, il giorno di Santo Stefano, il 1° gennaio, giorni di vacanza e di divano, giorni in cui fare impennare gli abbonamenti e le entrate.
E infatti eccoci tutti lì, italiani lontani dalle tradizioni americane, chiusi in casa per il weekend, tornare a Hawkins, in una Hawkins in cui si cerca di fare finta di niente, di andare avanti nonostante i militari, le crepe nascoste, con la memoria di Eddie profanata, il gruppo di losers unito ma ferito, bloccato da azioni che non possono prendere piede.
Un inizio che gioca forte sul filo della nostalgia, con le canzoni a tema (Upsidedown arriva ora e ci si chiede perché non prima?), Robin a tenere banco come dj e come personaggio migliore, e una nuova sparizione che ricalca quella di Will, con tanto di madre coraggio e un destino tutto da scrivere.
L'entusiasmo? C'è, forte come Kren Wheeler.
Rieccoci lì, di nuovo, con il pranzo e il cenone e i discorsi dei parenti a ronzarci nelle orecchie a rallentare il passo, in 3 nuovi episodi meno entusiasmanti e meno avventati, che cambiano la geografia e la fisica di Hawkins, chiedono uno sforzo che tale non è con gli spiegoni a prendere piede, nuovi personaggi ad entrare e tornare, un piano che non funziona e il bisogno di riscriverlo, un piano.
Si mette molta carne al fuoco, l'azione torna unita dopo una prima parte divisa e con Max a risvegliarsi, con Kali a unirsi, più che Vecna si vuole sconfiggere Henry, nella sua mente e nei suoi ricordi.
Con 12 bambini sperduti, una Holly a cui affidarsi e un Derek per cui fare il tifo.
E infine, eccoci qui, con i festeggiamenti del Capodanno a pesare sulla coscienza, con il giro dei parenti rimandato per stare a Hawkins, stare in quattro realtà contemporaneamente, lì, a Hawkins, lì nel Sottosopra, lì nella mente di Harry e, infine, nell'Abisso.
Tutto pronto, tutto pensato da anni, i Duffer Brothers a salutarci una volta per tutte dopo averla tirata forse troppo per le lunghe e... E un filo di delusione è inevitabile.
Non parla la bastian contraria che si scagliava contro il fan service, contro le ripetizioni, contro i momenti che strizzano l'occhio all'algoritmo più che a una storia. No. Parla la me che si era entusiasmata nel rewatch, che aveva trovato nei primi 4 episodi il materiale giusto, i giusti omaggi (i piani alla Kevin MacAllister, Alice nel Paese delle meraviglie, i viaggi nella mente e nella memoria), i personaggi a crescere e graffiare e che quello voleva ancora.
Invece nel finale che comprende anche quei 3 episodi di passaggio ci trovo solo molti spiegoni a sottolineare ogni sentimento provato da ogni personaggio, ma non lo stesso pathos. Non in una battaglia finale che doveva essere epica e che si risolve in così poco tempo da sembrare fin troppo facile, non in militari ficcanaso che fanno più danni di Vecna, non in un'azione che si ferma per lasciar parlare i sentimenti, ancora e ancora, non in Max che non corre, non in un'altra madre coraggio che si prende la scena ma non l'entusiasmo. No.
Quello torna, però, in una coda finale per molti lunghissima, ma che in fondo ritorna alle origini, ritorna a mostrare un gruppo di amici con ferite a unirli, che ha saputo crescere assieme affrontando i suoi mostri, guardando al futuro come una storia tutta da scrivere.
Un diploma che arriva per tutti, anche per Max che è stata due anni in coma e celebrato con il migliore dei discorsi degli omaggi ai film anni '80, mentre un gruppo di amici si è sciolto ma si fa promesse che chissà se riuscirà a rispettare, un gruppo di amici che ancora gioca assieme e si racconta la storia migliore.
Quella in cui credere.
Quella in cui si è creduto da subito, al di là di mostri e avventure e scomparse e superpoteri, era la semplicità di un'amicizia che veniva celebrata.
Si crede a una Storia e a chi la racconta, anche se nel viaggio si è perso l'amore verso Hopper, personaggio sempre più pesante e tappa ali, anche se Millie Bobby Brown da bambina prodigio è regredita a attrice di scarsa intensità, anche se Winona Ryder scompare per episodi interi, anche se l'amore non sempre trionfa, anche se proprio quei fan che vivono di ship, di crush, di meme, boicottano un coming out, si crede a una storia e a chi la racconta, a piani avventati e prodigiosi, a amori che finiscono e destini da scrivere.
Le lacrime scendono inevitabili, di fronte ad attori che chiudono un capitolo che è stato quasi una vita intera, di fronte a una serie che nel bene e nel male ha rappresentato così tanto, scintilla di un movimento nostalgico, fiamma di una piattaforma.
Non è un finale perfetto, bisogna ammetterlo.
Ma anche se i buchi di sceneggiatura sono notevoli (che fine fanno i temibili demogorgoni? Perché inserire Kali e Vickie se il loro ruolo resta limitato?), se le risoluzioni fisiche cambiano tutto all'ultimo, se la scrittura è spesso banale da rimarcare metafore e concetti e situazioni fino allo sfinimento (ancora i 3 inches?! ancora?!) se lo scontro finale è meno epico di quanto in un decennio i Duffer potevano elaborare, loro che non hanno mai avuto il coraggio di perdere un personaggio centrale, nemmeno alla fine, li si ringrazia, per il viaggio, per gli amici, per l'entusiasmo e per le lacrime.
A Hawkins potremo tornare ancora e ancora, come eroi, per credere alle storie e a chi le racconta.
Voto: ☕☕☕½/5





Dopo la seconda, per me, la stagione più debole e sfilacciata. Eppure, gli ho voluto bene comunque. Un po' la fine di un'epoca.
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