31 gennaio 2026

Song Sung Blue

Andiamo al Cinema

✓ Il film biografico musicale.
✓ Il film che guarda all'America più di provincia.
✓ Il film in cui un'attrice fa il suo gran ritorno.
✓ Il candidato a sorpresa.

Tutte queste caselle spunta Song Sung Blue, che è un film biografico e musicale su Mike e Claire Sardina e la loro tribute band a Neil Diamond, loro che sono una coppia che si arrangia come può nella periferia del Wisconsin con il sogno mai spento di sfondare come musicisti, in cui splende una Kate Hudson che in un ruolo drammatico non si vedeva da un po' e che a sorpresa ha portato via una nomination agli Oscar a Ariana Grande o a Cynthia Erivo o a Chase Infiniti.
Questo è anche l'unico motivo per cui sono andato a recuperare un film così americano e così prevedibile, anche se tratto da una storia drammaticamente vera.


Quella di due quarantenni che ancora vogliono suonare e cantare e intrattenere un pubblico nostalgico, che si conoscono, si piacciono e decidono di tributare a Neil Diamond quel che gli spetta. 
Bravi e capaci, intercettando una fetta di pubblico fatta di frequentatori di bar e di casino, che non potendosi permettere il vero Neil Diamond, si accontentano di loro.
I drammi non mancano, con lui ex soldato, ex alcolista, con il cuore fragile e una figlia a distanza, lei con a carico una scontrosa adolescente e un tenero bambino per farci fare le smorfie di tenerezza, ma proprio quando il successo arriva, consolidato e divertente fino a far loro aprire niente meno che i Pearl Jam, sì, proprio loro, un incidente porta via la gamba e la voglia di cantare a Claire.
Tutto si ferma, tutto si complica, mettici il carico di una gravidanza imprevista e l'assuefazione agli antidolorifici e hai quello che ancora non è il terzo atto, con il lento ritorno alla gloria con tanto di sold out a cui seguirà un altro dramma.


Calca la mano Craig Brewer, che pur basandosi sulla realtà, la condensa in pochi anni (i veri Mike e Claire sono stati sposati 12 anni) e drammatizza gli eventi, portando il film a essere un bignami dei film drammatici in cui ripetere in continuazione quelle sequenze di montage musicali con cui velocizzare prove e miglioramenti per poi fermarsi e far cantare un altro po' Hugh Jackman e Kate Hudson. Che sono belli anche tra cotonature e paillettes, che sono bravi come già sapevi e quasi di più cantando ogni canzone, in quello che è anche un film prettamente americano, per chi Neil Diamond lo canta nei bar, in auto e che qui trova pane per i suoi denti con la colonna sonora invadente che in fondo è il vero centro del film.
Sembra una versione molto più patinata e molto più alla mano di Deliver Me from Nowhere, lì dove si lasciava la composizione di un album crudo come Nebraska per raccontare di piccoli e grandi drammi amorosi e famigliari. E pensare che la casella biografia musicale doveva toccare a Jeremy Allen White, ma ho scommesso sul cavallo sbagliato o l'Academy si è un filo stancata di questo gioco.


Qui, i piccoli e grandi drammi sono quasi un contorno per andare avanti un altro po' e portarci a un'altra prova, a un'altra esibizione, a un altro concerto e non è un caso che un film così, buonista nel suo sottolineare la resilienza (parola cara al suo pubblico di riferimento) di chi fino alla fine crede nel sogno americano, sia uscito a Natale, dove cantare tutti insieme in sala.
Mi limito a dire che il genere non è proprio per me, e comprendo anche il genere musicale di Neil Diamond.
Spunto la casella dell'Oscar Race tra uno sbadiglio e un mal di testa ✓ 

Voto: ☕☕½/5

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