Andiamo al Cinema
Non ci sono uomini buoni in Afghanistan.
Non ne ha conosciuti Naru, che si sta separando da un marito violento, che a trent'anni lavora come cameraman per Kabul News e non trova supporto o aiuto dai colleghi maschi, che la isolano in un programma in cui un medico risponde in modo piuttosto antiquato, piuttosto misogino ai problemi delle donne.
Ma come li cambi gli uomini, se sono cattivi perché immersi in una cultura e in leggi scritte e non scritte che danno loro tutto il potere, tutti i soldi, con la minaccia talebana che nel 2021 sembra di nuovo incombente?
Naru cerca di imporsi, pensando che l'unico modo di cambiarla una società come quella in cui vive e in cui si sta ribellando è far sentire la sua voce, riesce quindi a iniziare a collaborare con il giornalista di punta Qodrat nelle sue trasferte, riesce a far parlare le donne per strada che alla vigilia di San Valentino sembrano confermare che no, non ci sono uomini buoni a Kabul, e si confida con le amiche e colleghe, che tornano dagli Stati Uniti con la forza dell'indipendenza e la leggerezza di chi non ci sta a farsi mettere in un angolo.
Forse, però, un uomo buono c'è a Kabul, e sembra proprio quel giornalista che Naru affianca, che sembra fare del vero giornalismo, che sembra mettersi dalla parte giusta della storia e con cui una certa attrazione, nonostante i matrimoni, nonostante i figli, sembra esserci.
L'epopea di Naru, donna coraggiosa ma anche realista, non può che scontrarsi con la realtà.
Con un marito che ha dei diritti sul figlio, con l'esercito americano che annuncia la sua dipartita dall'Afghanistan portando al collasso il Paese.
Shahrbanoo Sadat riesce meglio di un servizio o un pezzo giornalistico a portarci dentro l'Afghanistan prima del ritorno al potere dei talebani.
Un Paese che tenta di andare avanti e di cambiare ma che resta ancorato a tradizioni e modi di pensare che limitano soprattutto le donne. Lo fa con una leggerezza e pure con un pizzico di romanticismo che rendono la visione tutt'altro che pesante, anzi, pure un pizzico leggera, in mezzo alle stragi e alle rivendicazioni, agli attentati e alle fughe disperate che comunque sono da raccontare e mostrare.
Ricostruisce una redazione di un notiziario ma anche un matrimonio, e una festa di matrimonio, passando di ambiente in ambiente, di scontro e confronto fra chi non crede più agli uomini e chi sembra credere alle donne, in un Paese che sembra aver dimenticato come si fa.
In No Good Men lo sguardo è quello di una donna attenta e di una regista capace, che si fa anche protagonista e sceneggiatrice a partire dagli scritti dalla collega e amica Anwar Hashimi.
Gli anni passati da una tragedia che troppo in fretta è passata sotto silenzio per altre guerre, altri fronti aperti, portnano a guardare con un dolore più pungente un film che riesce ad avere speranze, ora che si è tornati ancora più indietro.
In un'estate in cui l'Odissea capitalizzerà le sale, cercare in un'arena estiva o in un piccolo cinema che resiste un titolo che fa parte della resistenza, è un buon modo per passarla, l'estate.
Voto: ☕☕☕/5



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