8 settembre 2022

Venezia 79 - Blonde

Un nuovo film su Marilyn Monroe. 
Viene da chiedersi, ancora? 
Ancora. 
Questa volta, però, il biopic si tinge di finzione, la ricostruzione classica lascia spazio a una visione più intima e poetica. 
Andrea Dominik si basa sul romanzo di Joyce Carol Oates, che non pretende di essere biografia ufficiale. 
Tutto, allora è sulle spalle di una Ana de Armas impressionante. Bella e credibile, la sua è una Norma Jean spezzata fin dall'infanzia, alla ricerca di un padre e di un equilibrio che Marylin Monroe, personaggio e corazza che diventa ingombrante e difficile da gestire, non le permetterà di raggiungere. 


Siamo lontani però da una ricostruzione fedele e cronologica, nei 160 minuti che compongono il film, molto si lascia fuori, non tutto viene approfondito.
I fatti, le frasi è i momenti più noti ci sono tutti, basandosi su filmati e fotografie dell'epoca, cercando di essere fedelissimi a queste. 
Ne esce un puzzle confuso e non sempre a fuoco, per stessa menzione della sceneggiatura. 
Sta allora spettatore, ricostruire, lasciarsi andare. Cercare di decifrare quell'enigma che è Norma Jean, che voleva essere madre, che voleva essere una star, che voleva un padre. 
Il suo ingresso e il suo rimanere nel mondo del cinema è fatto di compromessi e di carne, di punture e di pasticche, matrimoni violenti e disequilibrati, in una spirale di distaccamento dalla realtà che la regia rende così bene nell'ultima parte di questa ricostruzione. 

Il lieto fine è ben lontano, il film perfetto, purtroppo, pure. 
Meno immediato e meno luminoso di quel che trailer e foto promozionali facevano pensare, Blonde vive sulle spalle esili della sua protagonista, che si trasforma totalmente e perfettamente.
Di cui è impossibile non innamorarsi. 
La sensazione, tra feti parlanti e cambi di formato e colore, è che una direzione precisa non ci sia. Che il materiale, la vita, di un'icona così importante e ingombrante, sia troppo. 

Come lo scorso anno con Spencer, la direzione è più attenta alla base artistica che alla narrazione classica, nel bene è nel male. 
Se ci si lascia andare, se si guarda allo sguardo spezzato e triste di una donna bellissima senza gli strumenti per affrontare l'amore e il successo, il film funziona. 
Ma restano più domande che risposte, più dubbi che entusiasmo, in una vita piena di ombre su cui si è cercato di gettare una luce. 

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