31 luglio 2026

Backrooms

La Settimana Horror

L'horror sta negli occhi di chi lo guarda. 
Basta una stanza vuota, illuminata male, a fare paura?
A volte sì.
Basta la sensazione sinistra, la percezione di qualcosa di diverso, in quella stanza, e quella stanza inizia a fare paura.
Mettici poi dei rumori improvvisi, una colonna sonora tesa, una prospettiva traballante e il tuo horror è servito.
È bastato poco, se non un'idea geniale, a Kane Parsons per imporsi con i suoi video di stanze vuote, stanze liminali, su YouTube. È bastato per diventare il giovane per cui combattere, con la A24 a vincere la battaglia e offrigli un contratto, un budget sostanzioso, attori candidati all'Oscar, per realizzare da quei video un film.


Backrooms parte cercando di metterci del contesto, di mostrare la psicologia dei suoi personaggi, con rabbia repressa da matrimonio infelice e attività in fallimento e una laurea presa per riscattare un'infanzia traumatizzata da una madre malata. Ma la verità è che quel che conta sono quelle stanze, quel passaggio segreto scoperto per caso che porta a una riproduzione della realtà che si amplifica a dismisura, che si replica e si ripete, che cambia e che si adegua, in un che di sinistro e spaventoso dato più da quello che manca che da quello che c'è, dato dalla colonna sonora straniante, dalla regia che indaga e dallo sguardo spaventato di attori com Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve che la candidatura non l'hanno certo presa per caso e sono in grado, con poco, in stanze non propriamente ammobiliate, di trasmetterlo l'orrore.


Tra i video, mi dicono, c'è di più. 
Ci sono altri mostri, altre situazioni, altre indagini che avrebbero reso Backrooms più interessante rispetto a uno spiegone finale che poco soddisfa. Ma di tempo per approfondire, visto il successo, visti i numeri, ce ne sarà.
Nonostante gli slogan "il più giovane regista a conquistare la vetta del boxoffice americano!" la regia è solida e tutt'altro che giovanile, con un regista ventenne che si gioca l'etichetta di horror dell'anno per il successo avuto e per il chiacchiericcio che ne è nato. In un set labirintico importante tanto quanto gli attori, si riesce a essere originali con poco e a spaventare con ancora meno.
Il pensiero, in ogni caso, è corso a quella Casa di Foglie dove si apriva un corridoio, infinito altrettanto labirintico, a cambiar una famiglia.


La sensazione che possa uscirne un franchise a spolpare e allungare il brodo di un'idea che rischia di girare a vuoto c'è, ma mentirei se dicessi che l'atmosfera retrò non mi ha conquistato o che di brividi non ne ho avuti, viste le numerose fughe e inseguimenti senza soluzione di salvezza.
Anche se a tratti vuoto come le stanze che mostra, anche se criptico nel non volere svelare carte, e quasi un videogioco fatto di livello infiniti, Backrooms paura ne fa e si merita il chiacchiericcio che ne è nato attorno, fuori e dentro il mondo horror.

Grado di paura espresso in Leone Cane Fifone:
3 Leoni su 5


1 commento:

  1. Affascinante, affascinantissimo, ma mi è parso completamente fine a sé stesso. Possibile che in due ore non riesce ad abbozzare una trama?

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